martedì 29 maggio 2012

John Strada & The Wild Innocents - Live In Rock’a

Agli amanti del rock blue-collar, fatto di sudore e tanta passione, Live In Rock’a piacerà sicuramente. John Strada fa parte di quella generazione di musicisti che, come Ligabue e Graziano Romani fino ai più giovani Miami & The Groovers, hanno saputo inseguire il loro sogno con tenacia e convinzione, incarnando nella periferia emiliana il mito americano di un rock energico e passionale, sincero e genuino. Nella terra del sangiovese e del gnocco fritto può capitare di perdersi nel nebbione e incontrare Elvis che ti dice che non avrai mai successo nella musica, ma sarai costretto a provarci tutta la vita. In questo simpatico siparietto, utilizzato per presentare la band, sono riassunti i vent’anni di carriera che Strada ha alle spalle, fatti soprattutto di concerti dal vivo, dimensione in cui il rocker da il meglio di se.


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domenica 27 maggio 2012

Alabama Shakes - Boys & Girls

Stupefacente esordio quello degli Alabama Shakes, il gruppo di quattro ventenni di Athens, Alabama, che si rivela una delle novità più interessanti dell’anno. I ragazzi provengono dal sud degli States, terra di blues e southern soul, dove l’unione tra il rock e la black music ha prodotto spesso risultati straordinari. Il Muscle Shoals Sound Studio non dista molto da casa loro e il classico suono Stax è nato da quelle parti. Facile quindi pensare che respirando quest’aria ci siano le premesse per poter suonare buona musica. Dopo l’ EP pubblicato lo scorso anno ed esaurito in brevissimo tempo, si è molto parlato di loro e si è creata un’aspettativa che Boys & Girls non tradisce assolutamente.


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mercoledì 18 aprile 2012

Chemako - Chemako

Opera prima per i neonati Chemako, band formata da Gianfranco “French” Scala alla chitarra, Roberto Re al basso e Stefano Bertolotti alla batteria. I tre musicisti pavesi esordiscono in proprio solo ora, ma hanno alle spalle una carriera ventennale che li ha visti tra i protagonisti della scena blues italiana. Li ricordiamo infatti sia per la lunga militanza nei Chicken Mambo di Fabrizio Poggi che per le tante collaborazioni, sia sul palco che su disco, con artisti di fama internazionale quali, tra gli altri,  Guy Davis, Flaco Jimenez ed Eric Bibb.


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sabato 31 marzo 2012

Miami & The Groovers - Good Things

Giunti al terzo album in studio, Lorenzo Semprini e i suoi fidati Miami & The Groovers centrano in pieno il bersaglio. Good Things è infatti un disco energico ed appassionato, un pugno di brani essenziali e sinceri che testimoniano, se ancora ce ne fosse bisogno, la possibilità di fare anche in Italia un ottimo rock, senza alcun timore reverenziale nei confronti dei modelli d’oltre oceano. Gli anni passati on the road facendo gavetta e suonando in ogni possibile locale dove ci fossero altri affamati di rock sano e genuino hanno dato ottimi frutti. Spesso hanno calcato il palco insieme ad artisti di calibro internazionale e questo ha permesso loro di affilare le armi acquisendo sicurezza e fiducia nei propri mezzi espressivi. La band riminese, che sognava di trasformare la riviera nella Jersey shore, ha saputo far decantare le proprie influenze facendole confluire in un sound personale e maturo. Rock di chiara derivazione americana, sporco e stradaiolo come sapevano esserlo, ad esempio, i Replacements e i Del Fuegos, senza dimenticare la lezione del miglior songwriting cantautorale. Quest’album ci regala quindi una delle più belle sorprese d’inizio d’anno. Tredici brani in tutto per quarantasei minuti di musica (il tempo giusto di un Lp) che scorrono veloci e ti restano in mente già dal primo ascolto.
Partenza alla grande con la title track Good things, ritmo veloce e chitarre in evidenza, dall’impatto immediato. Seguono l’energica On a night train, basata su un bel riff e Audrey Hepburn’s smile ballata dall’arrangiamento molto curato ed efficace. Cold in my bones, dal ritmo più lento e riflessivo, vede ospite la chitarra di Antonio Gramentieri cui si intrecciano quella di Beppe Ardito e il piano di Alessio Raffaelli conferendo al brano un incedere molto intenso ed affascinante. Burning ground è un ottimo garage rock con le chitarre a  farla da padrone, che dal vivo non faticherà di certo a diventare uno dei pezzi più coinvolgenti. Walkin’ all alone è la gemma del disco, una ballata davvero ben riuscita in cui Riccardo Maffoni, ospite alla voce, duetta con  Semprini e il violino di Heather Horton (la moglie di Michael McDermott) impreziosisce il brano, chiuso dal dialogo tra chitarra e organo e l’assolo finale. Sulla stessa lunghezza d’onda Before your eyes e Always the same, mentre con il rock a la Bo Didley di Under control la temperatura aumenta di nuovo per arrivare a quello che diventerà sicuramente un inno, The last r’n’r band, dall’inconfondibile  marchio di fabbrica della band. Postcards, introdotta da Israel Nash Gripka che legge un brano di Thomas Wolfe, ci lascia riprendere fiato, con la pedal steel di Alex Valli e l’armonica di Semprini in evidenza. Chiude il disco We’re still alive un velocissimo folk rock con in mente i Pogues e i contemporanei Dropkicks Murphys.
In conclusione questo Good things è un ottimo lavoro che conferma il positivo stato di forma della band e il talento compositivo di Lorenzo Semprini. Non si può far altro che plaudere ai risultati raggiunti da questi ragazzi che con passione e volontà hanno saputo credere al loro sogno e sono diventati una delle più belle realtà della scena musicale italiana. Rimane solo attenderli dal vivo per sentirli suonare come fossero rimasti l’ultima rock’n’roll band, gridando insieme a loro “wish me good luck we’re still alive”.



martedì 7 giugno 2011

Daniele Luppi & Danger Mouse - Rome

L’uscita di Rome è stata una delle sorprese più gradite tra le novità di questa prima parte dell’anno. Da alcuni giorni sta girando con insistenza nel mio lettore, diffondendo la sua affascinante miscela di musica vintage e arrangiamenti ed elettronica moderne, riproponendo i temi le atmosfere delle colonne sonore del cinema italiano degli anni ’60. Ottima idea e operazione ben riuscita!
La genesi di Rome ha probabilmente radici lontane, risalenti al 2004, quando il compositore e arrangiatore Daniele Luppi  riunisce alcuni dei musicisti che all’epoca incisero molte di quelle colonne sonore e dà alle stampe An Italian Story, disco che recupera temi e sonorità di quella musica. Il successo e l’accoglienza dalla critica è tale da attirare l’attenzione del produttore Brian Burton, a.k.a. Danger Mouse.  Nasce da qui la collaborazione tra i due e la realizzazione di numerosi lavori, tra cui St. Elswere di Gna rls Barkley e Dark Night of the Soul, opera visionaria  (partecipa al visual David Linch) composta insieme agli Sparklehorse. In seguito all’incontro con il produttore americano, Luppi realizza colonne sonore per fortunate serie televisive e film, quali Hell Ride, Sex and the City, Nine, e arrangia dischi di successo come Once Again di John Legend e Mondo Cane di Mike Patton. Guarda caso quest’ultimo è un omaggio alla canzone pop italiana degli anni ‘50/’60 e viene realizzato dopo che il cantante dei Faith No More porta i brani in concerto proprio con la supervisione di Luppi stesso.
Veniamo quindi a Rome. Il disco raccoglie le esperienze passate, realizzando un progetto da tempo meditato dai due, coinvolgendo ancora una volta i musicisti con cui Luppi aveva esordito nel 2004. Ecco quindi Gegè Munari, storico batterista napoletano, Dario Rosciglione al basso, Luciano Ciccaglione alla chitarra, tutti jazzisti di grande esperienza con frequentazioni nella composizione di colonne sonore per Morricone, Umiliani, Trovaioli. Su tutti, niente di meno che Alessandro Alessandroni, il celebre “fischio” degli spaghetti western, con la sua orchestra I Cantori Moderni. Come se non bastasse, al gruppo si aggiungono due ospiti di fama internazionale, Norah Jones e Jack White.
Insomma, tanta carne al fuoco, abilmente arrangiata per fornire un lavoro godibilissimo che scorre via veloce senza alcuna sbavatura. In tutto si superano di poco i trenta minuti di musica, ma in questo caso la brevità non è assolutamente un difetto, anzi non c’è il tempo per annoiarsi! Ogni tassello è al proprio posto, il tutto a comporre un quadro decisamente naturale, molto ben suonato e registrato. L’omaggio al tipico sound di morriconiana memoria fa la parte del leone, gli strumentali si alternano ai pezzi cantati creando atmosfere altamente evocative, ricche di fascino e di pathos. Oltre a brani orchestrali di ampio respiro con il coro sullo sfondo, c’è anche spazio per atmosfere di sapore western, con linee di basso e chitarra in evidenza, e per arraggiamenti molto particolari con la celesta di Gilda Buttà.
Il rischio di una sterile riproduzione del passato è stato abilmente evitato rinnovando un genere che rappresenta sicuramente uno dei periodi più felici del cinema e della musica italiana. Un omaggio ai maestri dunque, ma realizzato con linguaggio moderno, pur dimostrando tutto l’amore e il rispetto per le fonti d’ispirazione. Non resta che lasciarsi trasportare dalla musica ad occhi chiusi, le emozioni sono garantite!



sabato 28 maggio 2011

Warren Haynes - Man In Motion

“Still life is overrated, Burn-out factor is part of the game, Life should be an adventure”

La seconda prova solista di Warren Haynes giunge a diciotto anni di distanza dalla prima, quel Tales Of Ordinary Madness” risalente ormai al lontano 1993. “Man In Motion” non poteva avere titolo più azzeccato. I dieci brani che compongono l’album ci presentano il leggendario chitarrista in una veste diversa dal solito, lontana sia dal rigore e dalle asprezze sonore del granitico power trio dei Gov’t Mule di cui è leader, che dal tipico sound degli Allman Brothers. Tenendo a mente gli album di soul e r&b che ascoltava da giovane, Warren compone un disco che è la sintesi di ciò che ha più amato. Cresciuto con i dischi della Stax, lui stesso dichiara che avrebbe voluto prima di tutto essere un cantante soul e che “puoi essere un grande cantante e un grande chitarrista”. Caso ha voluto, fortunatamente per noi, che diventasse uno dei migliori chitarristi in circolazione, ma come si sa, il primo amore non si scorda mai. Ecco quindi che, insieme al suo inconfondibile stile chitarristico, è la sua voce ad essere in primo piano, e il risultato è davvero notevole. Unite la forza e l’energia dei Gov’t al ritmo del miglior r&b e il gioco è fatto.  La base di ogni singola traccia è come sempre l’amato blues, ma il tutto è condito con corpose dosi di rock, soul e funk che danno al disco un ottimo groove. Inoltre, anche se i brani durano mediamente sei/sette minuti, non c’è spazio per lunghe cavalcate strumentali fini a se stesse, ma tutto è pensato in funzione della canzone. Questo è in definitiva il segreto del disco: stemperare il rigore cui ci ha da tempo abituato con il lato più allegro della grande tradizione della musica nera. La prima impressione all’ascolto è che si sia divertito molto, suonando in piena rilassatezza. Naturalmente, per ottenere questo risultato, ci vuole grande maestria ed esperienza, qualità che al nostro davvero non mancano, e un manipoli di ottimi musicisti!
Tra coloro che accompagnano Warren nella sua nuova avventura, troviamo alcuni nomi di spicco della scena musicale di New Orleans quali George Porter Jr (Meters) al basso, Ivan Neville alle tastiere, Raymond Weber alla batteria, oltre al tastierista dei Faces e dei Rolling Stones Ian McLagan, al sassofonista Ron Holloway, già da tempo nel giro Allman Brothers, Gov’t e affini e tra l’altro uno dei membri del mitico quintetto di Dizzy Gillespie, e Ruthie Foster alla voce, giovane promessa del blues femminile. Insomma un cast stellare!
Le registrazioni del disco sono state effettuate ai Pedernales Studios di Willie Nelson, come del resto l’ultimo Gov’t Mule “By A Tread”, tutte in presa diretta senza sovraincisioni, come vuole la tradizione della grande musica. Sempre fedele alla Gibson, Haynes ha usato alcuni modelli vintage che avvicinano ancor di più il suono complessivo alle incisioni d’epoca, ricercando il suono limpido e pulito delle chitarre pre-rock, come affermato dallo stesso Haynes.
Il disco parte alla grande con la title track, dove la chitarra duetta stupendamente con la sezione fiati, i Grooveline Horns, forse la traccia più rappresentativa del lavoro, e “River’s Gonna Rise” dove Warren dà sfogo alla sua voglia di libertà: “The river’s gonna rise, Wash our struggles away, The sun is gonna shine, Shine down on a brand new day”, splendida, un refrain che ti entra subito in testa e uno stupendo solo di chitarra. Segue l’unica cover “Every Day Will Be Like A Holiday”, resa superlativamente con le voci in gran spolvero e Warren a ricamare con la Gibson. Grande brano! Non c’è tempo per fermarsi che parte “Sick Of My Shadow” altro pezzo molto ritmato con le tastiere e il sax di Holloway in primo piano: da sentire come duettano con la chitarra, entusiasmante! Ci viene concesso un attimo di tregua con “Your Wildest Dream”, ballatona soul introdotta splendidamente da piano e chitarra in attesa della voce ispirata del nostro e degli interventi del sassofono. Si continua con la ritmata “On A Real Lonely Night” e “Hattiesburg Hustel”, la traccia che si avvicina di più ai Gov’t meno estremisti. Sax e tastiere introducono “A Friend To You” altra ballata in salsa soul con la voce potente di Warren in primo piano e la sua chitarra che ricama stupendi riff. Arriviamo quindi a “Take A Bullet” e il divertimento è assicurato. La Warren Haynes Band insieme ai Grooveline Horns assicurano al brano un suono corposo, con i vocalist a supportare Warren, e il grande lavoro della sezione fiati che duetta con la chitarra, splendido r&b egregiamente suonato! Il disco si chiude con la ballata “Save Me” dove le tastiere accompagnano il vocione di Warren che implora salvezza: “Save me, Shelter me from the pouring rain, lift me up with your precious love”; organo e piano sfumano con una lunga coda e l’album finisce. Purtroppo, perché è difficile resistere e non ricominciare da capo! Il disco infatti cresce con il susseguirsi degli ascolti, fino a quando i brani ti entrano dentro, facendoti godere di ogni singola sfumatura.
Un bellissimo disco quindi, suonato con energia e passione, che regala più di un’ora di splendida musica. Warren Haynes si conferma, anche se ovviamente non ce n’era bisogno, artista di classe, non solo grande chitarrista ma anche ottimo songwriter. Unico rammarico aver dovuto aspettare diciotto anni per poter ascoltare quest’opera con la speranza che non ce ne vogliano altrettanti per la terza!

sabato 21 maggio 2011

Fabrizio Poggi & Chicken Mambo - Spirit & Freedom



Nella quarta di copertina del suo bel libro "Angeli perduti del Mississippi", Fabrizio Poggi cita una frase trovata incisa sul muro di un negozio di dischi: "Chi non ama il blues ha un buco nell'anima".
Al primo ascolto di Spirit & Freedom mi è tornata in mente, perché l’album è apparso subito una dichiarazione d'amore. Potrà sembrare banale parlando di un artista che da decenni mastica il blues e ha diviso il palcoscenico con alcuni dei più grandi nomi della scena internazionale; ma per fare un disco così, questa musica bisogna davvero amarla, viverla nel profondo e avere una grande passione e competenza in materia. Amore per il blues, ma non solo, perché nelle diciassette tracce che compongono il disco, Poggi accompagna l’ascoltatore, insieme ai suoi fidati Chicken Mambo, all’interno dello sterminato songbook americano, selezionando traditional, gospel, spiritual e songwriting d’autore. La scelta, spiega nelle note introduttive, è caduta sui brani  che più hanno segnato la sua evoluzione musicale e che più gli hanno "accarezzato l'anima". Il disco non è quindi solamente “di” blues, ma i territori esplorati sono diversi e gli orizzonti più ampi. Oltre alle cover un ottimo brano scritto da Fabrizio in ricordo di un amico scomparso, con cui condivideva la stessa passione bruciante per la musica.
Spirit & Freedom è un signor disco, il suo capolavoro! Non capita spesso di ascoltare dischi del genere! E’ un oscar alla carriera, per la sua bellezza, il suo messaggio, il rispetto dimostrato dai tanti illustri ospiti che hanno partecipato alla sua realizzazione. Fabrizio ha chiamato ad aiutarlo molti musicisti che ha amato e che ha il privilegio di chiamare amici. Il tutto sorretto dagli ottimi Chicken Mambo, che suonano alla grande e con cui gli ospiti si integrano alla perfezione senza che nessuno prevalga sull’insieme, anzi, tutti contribuiscono alla pari. Il suono del disco è molto bello, prodotto ottimamente, in complesso molto naturale. Insomma è il disco della maturità.
Si parte con "I'm on my way (to freedom land)", bellissimo traditional in cui la voce di Fabrizio è accompagnata niente meno che dai Blind Boys of Alabama, forse il miglior coro gospel esistente, e da Charlie Musselwhite, autentico monumento dell'armonica blues; egregi nell'accompagnamento i Chicken Mambo, belli i ricami alla chitarra di Maurizio Fassino.
Non c'è tempo per riprendersi dall'emozione che poche note di piano introducono "I shall be released", uno dei più bei brani mai scritti da Dylan, qui interpretato quasi sussurrandolo: la voce pacata di Fabrizio si alterna allo stupendo assolo di Marco "Phyton" Fecchio, eccellente alla slide, e al prezioso intervento all'Hammond di Stefano Intelisano. Magistrale interpretazione che dà una luce nuova alla canzone, superando a pieni voti il confronto con quelle dei Basement Tapes e della Band.
Altri ospiti illustri per il traditional "Stayed on Freedom": Guy Davis all'armonica, Augie Mayers all'organo e uno stupendo Texas Hill Country Gospel Choir. Emozionante l'alternarsi di armonica, cori e chitarre e il cambio di tempo a metà brano, splendida atmosfera gospel speziata da un pizzico di tex-mex!
L'emozione non finisce perché, senza soluzione di continuità, si passa al Leonard Cohen di "Halleluja" di cui viene interpretato il solo ritornello: due minuti meravigliosi, con un grande  Stefano Intelisano all'Hammond, mescolato due voci bellissime femminili che Fabrizio ci ha portato dal coro di una chiesa di Austin.
Con "In my hour of darkness" si passa a un bel brano di Gram Parsons, mai dimenticato artista che ci ha lasciati troppo presto. Qui l'ospite illustre è Mickey Raphael, armonicista di Willie Nelson. Un bel fingerpicking di Gianfranco Sala alla chitarra apre il brano, entra  la bella voce di Fabrizio accompagnato in sottofondo da quella, altrettanto bella, di Erica Opizzi e poi parte l'armonica di Raphael per un'atmosfera folk ed intimista molto ben riuscita.
Ritorniamo in territorio gospel con "I heard the angels singin'" del mitico Reverend Gary Davis, grande chitarrista e maestro per generazioni di bluesmen. Qui Fabrizio ospita un suo grande amico, niente meno che il grande Garth Hudson della Band e sua moglie Maud. L'inconfondibile organo di Hudson fa da contraltare alle voci di Fabrizio e a quella di un altro illustre ospite, Eric Bibb, grande interprete del blues contemporaneo.
Con “They killed him” passiamo a Kris Kristoferson e siamo ai vertici del songwriting. Intensa interpretazione, con la voce di Fabrizio sorretta ottimamente da Erica Opizzi e Betti Verri e la sua armonica che si fonde con l’hammond di Intelisano.
“Jesus called me in Heaven” è il toccante brano scritto da Poggi in ricordo di un suo amico scomparso. Struggente melodia affidata all’armonica intessuta dal violoncello di Brian Standefer.
“Spiritual” è un pezzo scritto da Josh Haden, figlio di Charlie, interpretato anche da Jonnhy Cash nel fondamentale Unchained, artista che, citando Fabrizio, “era un uomo di blues anche quando suonava country”. Bellissima ballad dove spicca la voce di Debbie Walton che interpereta ottimamente il testo. Da sentire l’armonica supportata dal grandissimo hammond di Intelisano!
Emozionante Nora Guthrie che legge “My peace”, una poesia del padre Woody, poesia che introduce alla perfezione “Jesus Christ” sempre di Guthrie. Ottimi i  Chicken Mambo che danno del brano, interpretato anche da Dylan, un taglio molto personale.
“Mr. Bojangles” di Jerry Jeff Walker è uno dei pezzi più riusciti del disco. La canzone e bella di suo e in molti l’hanno suonata, ma l’interpretazione di Poggi non teme confronti. Qui Fabrizio è affiancato dalla voce struggente e meravigliosa di Tish Hinojosa, straordinaria artista texana. Grandi ricami di Maurizio Fassino all’acustica, un sempre ottimo hammond e l’armonica che sfuma nel finale. Uno di quei brani che fanno venire gli occhi lucidi!
Torniamo al gospel con “We shall not be moved” con i Chicken Mambo ai massimi livelli! Grandi la slide di Gianfranco Sala, l’armonica e le stupende backing vocals su cui emerge Betti Verri.
“He was a friend of mine” è un altro famoso traditional interperetato in maniera corale da Fabrizio e altre cinque voci. Slide, violino e fisarmonica in sottofondo, danno un taglio malinconico a un brano spruzzato di gospel.
“Heaven stood still” di Willy DeVille è ai vertici del disco. Emozionante, ancora una volta l’armonica di Fabrizio accompagnata niente meno che dal grandissimo Flaco Jimenez all’accordion e la voce di Erica Opizzi in sottofondo. Da brivido, il Paradiso si ferma davvero!
Superlativa l’interpretazione di “Live forever” di Billy Joe Shaver, in duetto proprio con l’autore e Debbi Walton alle backing vocals!
Ultimo brano “Glory Glory”, splendido spiritual in cui ancora il Texas Hill Country Gospel Mass Choir supporta la voce di Guy Davis e l’accordion di Augie Mayers.
Sono passati in un lampo questi oltre settanta minuti di musica, in un continuo alternarsi di emozioni fino alle parole finali, gridate da Martin Luther King, “We want to be free” che chiudono il disco.
Per finire, un accenno all’eccellente confezione del disco, molto bella e curata fin nei minimi particolari. Interessantissimo il libretto dove Fabrizio, che oltre ad essere un bravissimo musicista è anche un ottimo affabulatore, introduce ogni singolo brano, raccontando una storia, un aneddoto o un ricordo.
Impossibile quindi resistere dal continuare a farci accarezzare l’anima.
Spirit & Freedom, un luogo dell’anima!
Grazie Fabrizio per averci accompagnato in questo viaggio!