mercoledì 6 giugno 2012

Sakee Sed - A Piedi Nubi


L’esordio di un paio d’anni fa di Alle Basi Della Roncola ci aveva stupito e impressionato per la miscela sgangherata di elementi vintage che dalla provincia bergamasca proiettava i Sakee Sed in quell’immaginario saloon dove si incrociano country, blues e folk e un pianista honky-tonk  in preda all’alcool racconta le sue storie stralunate. Un disco dall’impianto sonoro decisamente particolare, dove la roots-music di derivazione americana si sposa al cantautorato italiano e i testi surreali e straniti completano il quadro un po’ folle dell’opera. Il sound elettrico e allucinato, a tratti sperimentale, dell’EP Bacco, pubblicato nel 2011, segna già un mutamento di rotta, ma è con A Piedi Nubi, appena pubblicato, che la svolta è decisiva. Il duo bergamasco abbandona infatti il pianoforte Howard e tutti gli strumenti acustici usati nel primo disco per lanciarsi in un rock tirato e psichedelico (da loro definito pshyco-pop) i cui ricercati passaggi strumentali infarciti di Rhodes e Farfisa e l’uso particolare della voce ricordano il progressive e le sue sperimentazioni elettroniche. Una scelta sicuramente coraggiosa che testimonia il passo in avanti compiuto da Marco Ghezzi e Gianluca Perucchini alla ricerca di soluzioni sonore originali all’interno del movimento indie italiano.





domenica 3 giugno 2012

The Weight - Tributo italiano a Levon Helm



Il 19 aprile scorso dopo una lunga lotta contro il cancro, muore il grande Levon Helm, compianto membro della Band, una delle personalità più importanti del mondo del rock che con la sua voce, oltre che con il suo drumming, ha reso immortali capolavori come  The Weight o The Night They Drove Old Dixie Down.


Appresa la notizia, un gruppo di musicisti italiani rende omaggio alla sua memoria con un tributo, una cover collettiva che coinvolge quanti hanno voluto eseguire dal vivo proprio The Weight e hanno spedito la registrazione a Riccardo Maccabruni, ideatore del progetto. 
L'iniziativa è davvero lodevole e ci permette di vedere in azione alcuni tra i migliori musicisti italiani che con grande cuore danno un'interpretazione molto sentita e intensa della canzone.
Ecco, in ordine sparso, Chemako, Matt Waldon, Cesare Carugi, Fabrizio Poggi (insieme a un forse inconsapevole Greg Trooper), Marcello Bettaglio con lo stesso Riccardo Maccabruni, Francesco Piu e Double Whiskey. Inoltre, mentre leggerete i titoli di coda, potrete ascoltare la bella versione della Down Town Blues Band. 
Complimenti quindi a tutti i partecipanti che con questo bel video ci permettono di ricordare al meglio il mitico Levon!


Link al progetto:


Levon Helm Italian Fan Page


Evento Facebook Cover Collettiva





martedì 29 maggio 2012

John Strada & The Wild Innocents - Live In Rock’a

Agli amanti del rock blue-collar, fatto di sudore e tanta passione, Live In Rock’a piacerà sicuramente. John Strada fa parte di quella generazione di musicisti che, come Ligabue e Graziano Romani fino ai più giovani Miami & The Groovers, hanno saputo inseguire il loro sogno con tenacia e convinzione, incarnando nella periferia emiliana il mito americano di un rock energico e passionale, sincero e genuino. Nella terra del sangiovese e del gnocco fritto può capitare di perdersi nel nebbione e incontrare Elvis che ti dice che non avrai mai successo nella musica, ma sarai costretto a provarci tutta la vita. In questo simpatico siparietto, utilizzato per presentare la band, sono riassunti i vent’anni di carriera che Strada ha alle spalle, fatti soprattutto di concerti dal vivo, dimensione in cui il rocker da il meglio di se.


continua a leggere su mescalina...




domenica 27 maggio 2012

Alabama Shakes - Boys & Girls

Stupefacente esordio quello degli Alabama Shakes, il gruppo di quattro ventenni di Athens, Alabama, che si rivela una delle novità più interessanti dell’anno. I ragazzi provengono dal sud degli States, terra di blues e southern soul, dove l’unione tra il rock e la black music ha prodotto spesso risultati straordinari. Il Muscle Shoals Sound Studio non dista molto da casa loro e il classico suono Stax è nato da quelle parti. Facile quindi pensare che respirando quest’aria ci siano le premesse per poter suonare buona musica. Dopo l’ EP pubblicato lo scorso anno ed esaurito in brevissimo tempo, si è molto parlato di loro e si è creata un’aspettativa che Boys & Girls non tradisce assolutamente.


continua a leggere su mescalina...





mercoledì 18 aprile 2012

Chemako - Chemako

Opera prima per i neonati Chemako, band formata da Gianfranco “French” Scala alla chitarra, Roberto Re al basso e Stefano Bertolotti alla batteria. I tre musicisti pavesi esordiscono in proprio solo ora, ma hanno alle spalle una carriera ventennale che li ha visti tra i protagonisti della scena blues italiana. Li ricordiamo infatti sia per la lunga militanza nei Chicken Mambo di Fabrizio Poggi che per le tante collaborazioni, sia sul palco che su disco, con artisti di fama internazionale quali, tra gli altri,  Guy Davis, Flaco Jimenez ed Eric Bibb.


clicca qui per continuare a leggere su mescalina...



sabato 31 marzo 2012

Miami & The Groovers - Good Things

Giunti al terzo album in studio, Lorenzo Semprini e i suoi fidati Miami & The Groovers centrano in pieno il bersaglio. Good Things è infatti un disco energico ed appassionato, un pugno di brani essenziali e sinceri che testimoniano, se ancora ce ne fosse bisogno, la possibilità di fare anche in Italia un ottimo rock, senza alcun timore reverenziale nei confronti dei modelli d’oltre oceano. Gli anni passati on the road facendo gavetta e suonando in ogni possibile locale dove ci fossero altri affamati di rock sano e genuino hanno dato ottimi frutti. Spesso hanno calcato il palco insieme ad artisti di calibro internazionale e questo ha permesso loro di affilare le armi acquisendo sicurezza e fiducia nei propri mezzi espressivi. La band riminese, che sognava di trasformare la riviera nella Jersey shore, ha saputo far decantare le proprie influenze facendole confluire in un sound personale e maturo. Rock di chiara derivazione americana, sporco e stradaiolo come sapevano esserlo, ad esempio, i Replacements e i Del Fuegos, senza dimenticare la lezione del miglior songwriting cantautorale. Quest’album ci regala quindi una delle più belle sorprese d’inizio d’anno. Tredici brani in tutto per quarantasei minuti di musica (il tempo giusto di un Lp) che scorrono veloci e ti restano in mente già dal primo ascolto.
Partenza alla grande con la title track Good things, ritmo veloce e chitarre in evidenza, dall’impatto immediato. Seguono l’energica On a night train, basata su un bel riff e Audrey Hepburn’s smile ballata dall’arrangiamento molto curato ed efficace. Cold in my bones, dal ritmo più lento e riflessivo, vede ospite la chitarra di Antonio Gramentieri cui si intrecciano quella di Beppe Ardito e il piano di Alessio Raffaelli conferendo al brano un incedere molto intenso ed affascinante. Burning ground è un ottimo garage rock con le chitarre a  farla da padrone, che dal vivo non faticherà di certo a diventare uno dei pezzi più coinvolgenti. Walkin’ all alone è la gemma del disco, una ballata davvero ben riuscita in cui Riccardo Maffoni, ospite alla voce, duetta con  Semprini e il violino di Heather Horton (la moglie di Michael McDermott) impreziosisce il brano, chiuso dal dialogo tra chitarra e organo e l’assolo finale. Sulla stessa lunghezza d’onda Before your eyes e Always the same, mentre con il rock a la Bo Didley di Under control la temperatura aumenta di nuovo per arrivare a quello che diventerà sicuramente un inno, The last r’n’r band, dall’inconfondibile  marchio di fabbrica della band. Postcards, introdotta da Israel Nash Gripka che legge un brano di Thomas Wolfe, ci lascia riprendere fiato, con la pedal steel di Alex Valli e l’armonica di Semprini in evidenza. Chiude il disco We’re still alive un velocissimo folk rock con in mente i Pogues e i contemporanei Dropkicks Murphys.
In conclusione questo Good things è un ottimo lavoro che conferma il positivo stato di forma della band e il talento compositivo di Lorenzo Semprini. Non si può far altro che plaudere ai risultati raggiunti da questi ragazzi che con passione e volontà hanno saputo credere al loro sogno e sono diventati una delle più belle realtà della scena musicale italiana. Rimane solo attenderli dal vivo per sentirli suonare come fossero rimasti l’ultima rock’n’roll band, gridando insieme a loro “wish me good luck we’re still alive”.



martedì 7 giugno 2011

Daniele Luppi & Danger Mouse - Rome

L’uscita di Rome è stata una delle sorprese più gradite tra le novità di questa prima parte dell’anno. Da alcuni giorni sta girando con insistenza nel mio lettore, diffondendo la sua affascinante miscela di musica vintage e arrangiamenti ed elettronica moderne, riproponendo i temi le atmosfere delle colonne sonore del cinema italiano degli anni ’60. Ottima idea e operazione ben riuscita!
La genesi di Rome ha probabilmente radici lontane, risalenti al 2004, quando il compositore e arrangiatore Daniele Luppi  riunisce alcuni dei musicisti che all’epoca incisero molte di quelle colonne sonore e dà alle stampe An Italian Story, disco che recupera temi e sonorità di quella musica. Il successo e l’accoglienza dalla critica è tale da attirare l’attenzione del produttore Brian Burton, a.k.a. Danger Mouse.  Nasce da qui la collaborazione tra i due e la realizzazione di numerosi lavori, tra cui St. Elswere di Gna rls Barkley e Dark Night of the Soul, opera visionaria  (partecipa al visual David Linch) composta insieme agli Sparklehorse. In seguito all’incontro con il produttore americano, Luppi realizza colonne sonore per fortunate serie televisive e film, quali Hell Ride, Sex and the City, Nine, e arrangia dischi di successo come Once Again di John Legend e Mondo Cane di Mike Patton. Guarda caso quest’ultimo è un omaggio alla canzone pop italiana degli anni ‘50/’60 e viene realizzato dopo che il cantante dei Faith No More porta i brani in concerto proprio con la supervisione di Luppi stesso.
Veniamo quindi a Rome. Il disco raccoglie le esperienze passate, realizzando un progetto da tempo meditato dai due, coinvolgendo ancora una volta i musicisti con cui Luppi aveva esordito nel 2004. Ecco quindi Gegè Munari, storico batterista napoletano, Dario Rosciglione al basso, Luciano Ciccaglione alla chitarra, tutti jazzisti di grande esperienza con frequentazioni nella composizione di colonne sonore per Morricone, Umiliani, Trovaioli. Su tutti, niente di meno che Alessandro Alessandroni, il celebre “fischio” degli spaghetti western, con la sua orchestra I Cantori Moderni. Come se non bastasse, al gruppo si aggiungono due ospiti di fama internazionale, Norah Jones e Jack White.
Insomma, tanta carne al fuoco, abilmente arrangiata per fornire un lavoro godibilissimo che scorre via veloce senza alcuna sbavatura. In tutto si superano di poco i trenta minuti di musica, ma in questo caso la brevità non è assolutamente un difetto, anzi non c’è il tempo per annoiarsi! Ogni tassello è al proprio posto, il tutto a comporre un quadro decisamente naturale, molto ben suonato e registrato. L’omaggio al tipico sound di morriconiana memoria fa la parte del leone, gli strumentali si alternano ai pezzi cantati creando atmosfere altamente evocative, ricche di fascino e di pathos. Oltre a brani orchestrali di ampio respiro con il coro sullo sfondo, c’è anche spazio per atmosfere di sapore western, con linee di basso e chitarra in evidenza, e per arraggiamenti molto particolari con la celesta di Gilda Buttà.
Il rischio di una sterile riproduzione del passato è stato abilmente evitato rinnovando un genere che rappresenta sicuramente uno dei periodi più felici del cinema e della musica italiana. Un omaggio ai maestri dunque, ma realizzato con linguaggio moderno, pur dimostrando tutto l’amore e il rispetto per le fonti d’ispirazione. Non resta che lasciarsi trasportare dalla musica ad occhi chiusi, le emozioni sono garantite!